C’è ancora molto scetticismo attorno alla tecnica di minima lavorazione del terreno chiamata strip-till, o “lavorazione a strisce”, con la quale si prepara il terreno solo su quelle porzioni dove passerà la seminatrice lasciando nell’interfila tutti i residui colturali. Questa tecnica si sta diffondendo nel nostro paese molto lentamente, perché spesso l’agricoltore adombra il timore che non si riesca a fare un buon lavoro se siamo in presenza di abbondanti residui colturali, come nel caso del mais da granella, soprattutto quando non sono distribuiti su tutta la superficie in maniera omogenea.

Il video che presentiamo qui sopra mostra il Kultistrip di Kverneland in azione proprio su un terreno con una massa notevole di residui colturali. formando vere e proprie “ranghine” di stocchi sull’interfila. Si potrebbe pensare che siano “ranghine” da raccogliere con presse e fare rotoballe, ma in realtà si tratta di una pacciamatura vegetale.

Come potete notare il lavoro di preparazione del letto di semina, che rimarrà così per tutto l’inverno e l’inizio primavera sino alle prossime semine, è davvero eccellente e gli attrezzi di lavoro del Kultistrip riescono a districarsi molto bene tra gli stocchi. Uno dei segreti è la corretta e precisa regolazione dei diversi organi di lavoro che compongono il Kultistrip, in particolare dei dischi spargi residui, fondamentali in situazioni come questa.


Bruno Agazzani
Agronomo della ditta Speziali Antenore di Roncoferraro (Mantova), specializzato nell’elaborazione di piani di coltivazione specifici per ogni coltura in base al tipo di areale (terreno, clima, acqua e contributi), con particolare riguardo all’agricoltura di precisione.