È inutile che continuiamo a chiederci perché mai l’agricoltura di precisione e i sistemi digitali sono così poco diffusi nelle aziende agricole italiane che coltivano seminativi. Le ragioni sono infatti note e sotto gli occhi di tutti.

Primo: le ridotte dimensioni aziendali, la scarsa propensione degli agricoltori a informarsi e a guardare con interesse alle innovazioni e alla presenza di cantieri aziendali datati.

Secondo: chi dovrebbe sollecitare gli agricoltori a voltare pagina, come le organizzazioni professionali agricole, le cooperative e via dicendo, preferisce lasciare le cose come stanno.

Terzo: la digitalizzazione dell’agricoltura, per essere correttamente applicata in campo, comporta investimenti in tecnologie e in formazione tecnico-pratica e quindi l’agricoltore, tranne rari casi, ben difficilmente può cavarsela da solo.

Serve una nuova misura specifica nei prossimi PSR

Gli attuali PSR regionali hanno previsto con le misure 1 e 2 degli incentivi per finanziare una nuova assistenza tecnica alle aziende agricole attraverso professionisti e agronomi ma, a parte alcune eccezioni, le domande sono state molto scarse.

Pertanto a nostro avviso la prossima Pac, attraverso i nuovi PSR, dovrebbe mettere al centro delle politiche di sostegno economico all’innovazione i contoterzisti, non solo prevedendo – come si chiede a gran voce da tanti anni – il via libera per l’accesso ai finanziamenti per l’acquisto di macchine, attrezzature, software e hardware di nuova concezione, ma qualcos’altro ancora. Si deve cioè programmare una misura specifica di finanziamento che conceda ai contoterzisti che assumono presso la loro impresa uno o più agronomi, un incentivo pari al 50% della spesa annua sostenuta per almeno tre anni.

Tale sostegno finanziario deve essere legato a un piano operativo redatto dall’impresa contoterzi che specifichi le innovazioni da introdurre gradualmente presso le aziende agricole loro clienti, dimostrando anno dopo anno i risultati concreti ottenuti sul campo.

Le innovazioni più importanti, tanto per iniziare, riguardano a nostro avviso l’agricoltura di precisione, con l’applicazione del rateo variabile di sementi, concimi, agrofarmaci e irrigazione, la mappatura dei suoli e delle produzioni e la lavorazione conservativa del suolo. È ovvio che i contoterzisti che dopo tre anni non hanno centrato l’obiettivo, cioè non sono riusciti a convincere nessuno oppure un numero molto esiguo dei loro clienti, non potranno più disporre del finanziamento che sostiene per la metà il costo dei loro agronomi.

I cinque punti di forza dei contoterzisti

Perché suggeriamo tutto questo?

  1. Solo i contoterzisti, a parte le aziende agricole medio-grandi che si sono già attrezzate, possono permettersi gli investimenti necessari per far voltare pagina ai conti aziendali di un’azienda agricola che fa seminativi.
  2. Il contoterzista da solo, anche se ben attrezzato, non ce la fa ad applicare le innovazioni digitali, perché occorrono competenze agronomiche specifiche (vedi la realizzazione delle mappe di prescrizione) oltre che una conoscenza approfondita dei nuovi sistemi informatici. Dunque è necessario che sia affiancato da un agronomo.
  3. Il contoterzista, nell’elenco dei suoi clienti, ha sempre un gruppo di aziende più aperte all’innovazione che sono le prime alle quali proporre il nuovo modo di fare agricoltura attraverso l’assistenza diretta e continua dell’agronomo e che costituiranno l’esempio per vincente per tutti gli altri.
  4. Il contoterzista, grazie al lavoro dell’agronomo, a fine anno può dimostrare al cliente agricoltore, conti alla mano, che le innovazioni introdotte hanno modificato in termini positivi il bilancio aziendale, gettando le basi per ulteriori passi avanti.
  5. Il contoterzista può organizzare filiere territoriali su determinati filoni produttivi più richiesti dal mercato, con un collegamento diretto con i trasformatori, assicurando lotti omogenei, di una certa entità e per più anni.

Solo così si può cominciare davvero a dare un nuovo volto alla nostra agricoltura di pieno campo, che oggi è quella che soffre di più e che ha più bisogno di incentivi mirati, cercando anche di organizzarla meglio territorio per territorio, secondo le sue vocazioni specifiche. Più conoscenza e più professionalità = più redditività!

 

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all’Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.