MANTOVA – “La sfida dei cambiamenti climatici, dell’agricoltura digitale e della competitività del sistema agricolo non si vincono se non si adottano misure di sostegno per favorire innovazione e ricambio generazionale anche fra le imprese agromeccaniche professionali”. Così Marco Speziali, presidente di Confai Mantova (nella foto). Se è vero che, mediamente, in agricoltura per ogni euro investito nell’innovazione se ne generano circa 10, è necessario saper guidare gli investimenti in maniera mirata, favorendo la tendenza ormai consolidata negli ultimi anni di crescita del contoterzismo professionale. “Anche il nostro settore sta seguendo una traiettoria di profonda specializzazione – osserva Speziali -. Le imprese agromeccaniche si stanno strutturando ulteriormente, con particolari rafforzamenti in quelle aree dove l’agricoltura mostra maggiore valore aggiunto: presenza di allevamento professionale, produzioni tipiche DOP/Igp, agricoltura a più elevata redditività. Questo significa che, guardando la mappa dell’Italia, il Nord cresce con maggiore velocità”. I costi per l’innovazione sono elevati. Confai Mantova calcola che, per rispondere ai problemi generati dal climate change sono necessarie macchine agricole in grado di poter operare anche in condizioni dei suoli non favorevoli. Per questo servono grandi potenze, che richiedono ingenti sforzi economici di acquisto e di utilizzo. “Chi può sostenere spese per un cantiere professionale di interramento geo-referenziato dei reflui zootecnici, quando i costi si aggirano intorno a un milione di euro? Quale azienda agricola può investire una tale somma?”, si chiede il direttore di Confai Mantova, Sandro Cappellini. “Si punta in Italia a traghettare la cerealicoltura da commodity a specialty, con caratteristiche produttive e territoriali ben individuate e certificate – prosegue Cappellini -. Gli agricoltori pensano di poterlo fare senza il contributo delle imprese agromeccaniche professionali? Con quali mezzi economici, prima ancora che meccanici”. Le risorse finanziarie potrebbero essere già messe a disposizione dalla dote dei Programmi di sviluppo rurale, in molte regioni non completamente utilizzati. “Il problema è che manca coraggio e risulta più comodo parlare di innovazione e ricambio generazionale senza avere le idee chiare su come raggiungere in concreto i due obiettivi”, conclude Cappellini.